Donata Cavalli - Uomo con cincia 2007

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Uomo con cincia, 2007, tecnica mista 70x50



Rifflessioni a cura di Prof. Ivo Monighetti:

Sono passati dieci anni dal mio ultimo incontro con le opere di Donata Cavalli. Ora, che al museo di Intragna si ripropone con i suoi recenti lavori, mi chiedo quale sia stata l’evoluzione della sua riflessione pittorica. Sia chiaro, per riflessione pittorica non intendo un particolare momento di consapevolezza contrapposto all’ingenuità o alla spontaneità del sentimento; intendo una attività riflessa che è sempre presente in ogni tipologia artistica, benché spesso sia nascosta, invisibile, rifusa nel sentimento. Che cosa, insomma, sta dietro, o sta dentro, al suo operare pittorico ? Credo che una parola, sicuramente oggi inflazionata, ci possa soccorrere per carpire qualche segreto alla sua pittura. Questa parola è appunto: sentimento! Sia detto, ancora una volta, che per sentimento si concepisce un momento soggettivo, immediato dello spirito, in contrapposizione ad un’idea di passività, di mera accettazione della pressione della realtà. E’ invece la stessa attività del soggetto nel suo prorompere in un’infinita ricchezza di energie. Questa carica energetica è presente non solo nelle opere di Donata, ma in tutte le manifestazioni della sua esistenza, in una sorta di dilatazione ogni volta che il suo sguardo si posa sulle cose. Ogni relazione ne è intrisa, in particolare il suo rapporto con il mondo animale, animato da una originarietà che precede lo stato di presa di coscienza. In questo senso i lavori recenti sono rimasti fedeli ai primordi della sua attività. Mi sia permesso di ricordare quanto diceva, nel settecento, Giambattista Vico: gli uomini, scriveva, dapprima sentono senza avvertire, solo in ultimo riflettono con mente pura. Ebbene, credo che la cifra primordiale della produzione di Donata risieda in questa primordialità di uno sguardo intriso di sentimento. È possibile che talvolta certi suoi lavori siano figli di un facile sentimentalismo. In altri, invece (ricordo i nr. 28 e 29 della sala 2, nr. 39 della sala 3, o lo stupefacente lavoro della sala 3 che toglie un estatico incanto, dentro una luce magnetica di rossi, di aranci, tra una figura femminile e due elefanti che appaiono e scompaiono, in una cifra stilistica che richiama un’estetica di derivazione simbolista). Ma non è questa cifra l’elemento generatore della sua arte! Quando si dice che l’arte viva morendo, non significa affatto che l’arte del nostro tempo sia morta o morente, si pensa invece che essa si integri negli altri momenti dell’attività dello spirito, in ogni momento dell’esistenza! Un pensiero questo, di hegeliana memoria, che si attaglia non solo all’opera ma alla persona stessa di Donata, che ci insegna a guardare il mondo, forse allo stesso modo con cui il mondo animale guarda a noi, piccole creature vicine, ogni tanto, alla loro innocenza.